18 Aprile 2021

Riconoscere i segnali che indicano un disturbo del comportamento alimentare

anoressia nervosa

Il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, noto come DSM-5 (American Psychiatric Association, 2013), riconosce tre principali disturbi dell’alimentazione: anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da binge-eating.

I disturbi alimentari (DCA) non sono un semplice cambiamento della dieta per migliorare la propria salute o per perdere quel chilo in più. Sono condizioni complesse, che inducono le persone a sviluppare abitudini alimentari disfunzionali. I disturbi alimentari sono malattie che possono sfuggire di mano e avere un impatto globale sulla vita di chi ne soffre e sulle vite delle persone a loro più care.

I genitori possono essere i primi a ricevere i primi segnali che il loro figli stanno sviluppando un disturbo del comportamento alimentare. Tuttavia spesso tendono a sottovalutare il problema, perché sono impauriti. Fanno poi comprensibilmente fatica a gestire la situazione e si sentono impotenti, quando questa raggiunge livelli particolarmente problematici. Per tale ragione è cruciale diffondere informazioni riguardo a questo tipo di disturbi, al fine di aiutare al meglio i famigliari ad accorgersi tempestivamente della necessità di prendere provvedimenti.

Secondo la Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA), i disturbi alimentari in Italia colpiscono 8.500 nuove persone ogni anno.

Quali sono i fattori di rischio per sviluppare un disturbo del comportamento alimentare?

Diversi ricercatori hanno cercato di studiare quali possono essere i fattori che possono predisporre le persone allo sviluppo di un problema alimentare. Tra i più importanti troviamo:

  1. Sesso femminile. Le donne infatti rappresentano circa il 90% delle persone affette da anoressia e bulimia, mentre la differenza di genere è inferiore nel caso del disturbo da binge-eating;
  2. Adolescenza e prima età adulta: la fascia di età più colpita è quella che va dai 14 ai 19 anni;
  3. Vivere in una società occidentale (Striegel-Moore et al., 2007);
  4. Scarsa autostima (Fairburn et al., 2003);
  5. Ideale di magrezza culturalmente diffuso. Le influenze cumulative provenienti dalla società, dai messaggi dei mass media e dai coetanei sono importanti precursori del comportamento dietetico (Huon et al. 1998);
  6. Insoddisfazione per la propria immagine corporea. A tal proposito uno studio di Gardner e collaboratori del 2000 ha dimostrato che un gruppo di ragazze preadolescenti con una percezione corporea negativa avevano più probabilità di mostrare problemi alimentari tre anni più tardi;
  7. Problemi di alimentazione nell’infanzia. Uno studio longitudinale (Stice et al., 2011a) ha stabilito una correlazione fra picacismo (mangiare sostanze non alimentari), problemi della digestione nell’infanzia e sintomi bulimici. Problemi della digestione e tendenza ad alimentarsi “piluccando” sono stati collegati anche a disturbi alimentari restrittivi.

Come faccio ad accorgermi che mio figlio/a sta sviluppando un disturbo del comportamento alimentare?

Ci sono alcuni segnali che è possibile notare ed è importante monitorare se vediamo che nostro figlio li manifesta, tra questi troviamo:

  1. Comportamento insolito durante il pasto, come ad esempio giocare con il cibo nel piatto o tagliarlo in piccolissimi pezzi prima di metterlo in bocca;
  2. Saltare i pasti, mangiare separatamente dalla famiglia o mangiare di nascosto;
  3. Sparire subito dopo il pasto per chiudersi in bagno;
  4. Non uscire più a mangiare con gli amici;
  5. Interesse per diete o determinati tipi di modelli di magrezza;
  6. Esercizio fisico eccessivo o irrequietezza;
  7. Mangiare secondo rituali elaborati, impiegando eccessivo tempo per finire un pasto;
  8. Perdita di peso eccessiva, fluttuazioni o aumento di peso;
  9. Dolori di stomaco, mal di testa, senso di freddo;
  10. Calli sul dorso delle mani e nocche da vomito autoindotto;
  11. Nasconde il proprio corpo indossando abiti larghi.

Cosa devo fare se mi accorgo che mio figlio/a sta sviluppando un disturbo del comportamento alimentare?

Il primo passo è parlare con i vostri figli. Offrite loro uno spazio dedicato alla discussione di ciò che li preoccupa e che li rende insicuri. E’ importante cercare di evitare colpevolizzazioni o autocolpevolizzazioni: stabilite un dialogo aperto su come affrontare le ansie e le difficoltà. Questo sarà un primo passo importante.

Il secondo passo è quello di farvi supportare da un terapeuta esperto in questo genere di disturbi, che aiuterà vostro figlio e offrirà a voi genitori degli strumenti per poterlo aiutare a casa.

La ricerca scientifica più recente ha studiato quali siano gli approcci terapeutici più indicati per trattare questo tipo di problematiche: secondo le linee giuda internazionali tra gli interventi di maggiore efficacia troviamo la terapia cognitivo-comportamentale (https://www.nice.org.uk/guidance/ng69). Grazie ad essa sarà possibile lavorare sia sul comportamento alimentare problematico, che sugli schemi cognitivi e sugli stati mentali disfunzionali preponderanti nella mente dell’adolescente affetto da DCA.

Compila il seguente test per un’autovalutazione del disturbo alimentare

Test sull'atteggiamento alimentare (EAT-26)

Questo test è un valido strumento di screening per identificare precocemente le persone affette da disturbi dell'alimentazione.

La compilazione del test è libera e assolutamente anonima. Nessun dato personale viene acquisito e nessuna mail o altro dato ti verranno richiesti per visualizzare il risultato. Il risultato apparirà una volta completata la compilazione. Puoi ripetere il test quante volte vuoi.

Le affermazioni che seguono si riferiscono a particolari situazioni che si possono verificare nella vita di tutti i giorni e agli stati d'animo che ne possono scaturire.
Indica quanto è vera per te ciascuna affermazione, scegliendo la risposta che ritieni più appropiata.

Autori: Garner, D.M., Olmsted, M.P., Bohr, Y. and Garfinkel, P.E. (1982)

1 / 26

Ho una terribile paura di ingrassare

2 / 26

Quando ho fame evito di mangiare

3 / 26

Penso al cibo con preoccupazione

4 / 26

Mi è capitato di mangiare con enorme voracità sentendomi incapace di smettere

5 / 26

Ho l’abitudine di sminuzzare il cibo

6 / 26

Faccio molta attenzione al potere calorico dei cibi che mangio

7 / 26

Evito in particolare i cibi con elevato contenuto di carboidrati (pane, pasta, dolci)

8 / 26

Sento che gli altri vorrebbero che io mangiassi di più

9 / 26

Mi capita di vomitare dopo aver mangiato

10 / 26

Mi sento molto in colpa dopo mangiato

11 / 26

Mi tormenta il desiderio di essere più sottile

12 / 26

Mi sottopongo a esercizi fisici intensi per bruciare calorie

13 / 26

Gli altri pensano che sono troppo magra/o

14 / 26

Mi preoccupa l’idea di avere del grasso sul corpo

15 / 26

Impiego più tempo degli altri per mangiare

16 / 26

Evito cibi dolci

17 / 26

Mangio cibi dietetici

18 / 26

Sento che il cibo domina la mia vita

19 / 26

Mi piace mostrare un grande autocontrollo verso il cibo e dominare la fame

20 / 26

Sento che gli altri fanno pressioni su di me perché io mangi

21 / 26

Dedico al cibo troppo tempo e troppi pensieri

22 / 26

Mi dispero se mangio dolci

23 / 26

Mi impegno in programmi di dieta

24 / 26

Mi piace che il mio stomaco sia vuoto

25 / 26

Mi piace provare nuovi cibi elaborati

26 / 26

Ho l’impulso di vomitare dopo mangiato

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Il Centro PsicoCare mette a disposizione psicologi e psicoterapeuti, esperti nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, membri della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA) e specializzati in terapia cognitivo-comportamentale.Visita la pagina Chi Siamo con la descrizione dei profili del nostro team.

Se hai bisogno di un parere puoi scriverci una mail per chiedere informazioni, oppure chiamaci per fissare un appuntamento.

Tel: +39 / 388 777 5009

Bibliografia delle fonti citate:

American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015.

Gardner R, Stark K, Friedman BJ, Jackson NA. (2000). Predictors of eating disorder scores in children ages 6 through 14: A longitudinal study. Journal of Psychosomatic Research;49(3):199-205;

Fairburn CG, Cooper Z, Shafran R. (2003). Cognitive behaviour therapy for eating disorders: a “transdiagnostic” theory and treatment. Behav Res Ther;41(5):509-28. doi: 10.1016/s0005-7967(02)00088-8. PMID: 12711261;

Huon G, Strong K. (1998). The initiation and maintenance of dieting: Structural models for large-scale longitudinal investigations. International Journal of Eating Disorders;23(4):361-9.

Stice E, Marti CN, Durant S. (2011). Risk factors for onset of eating disorders: evidence of multiple risk pathways from an 8-year prospective study. Behav Res Ther; 9(10):622-7.

Striegel-Moore, Ruth H.,Bulik, Cynthia M. (2007). Risk factors for eating disorders. American Psychologist, Vol 62(3), 181-198;

Thompson JK, Stice E. (2001). Thin-Ideal Internalization: Mounting Evidence for a New Risk Factor for Body-Image Disturbance and Eating Pathology. Current Directions in Psychological Science.10(5):181-183. doi:10.1111/1467-8721.00144;

Per maggiori informazioni:

Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA)

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